5 Commenti
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Avatar di Paolo Dalprato

Guardare le foto con il "sottofondo" delle tue parole le rende ancora più impressionanti. E fa anche pensare a quanto possano essere sprovveduti i suoi committenti che si sono accorti di cosa era il lavoro di Anderson solo dopo la pubblicazione

Avatar di Cristiano M. Gaston

Innanzitutto grazie

Poi sì, aver accettato lui mi sembra folle. Voglio dire, in passato ha fatto servizi del genere Annie Leibovitz: sarebbe stata una opzione ben più "sicura".

Quello che ha me impressiona è quale fosse il livello di consapevolezza di Anderson. Non penso che abbia posizionato ogni dettaglio razionalmente: immagino sia un insieme di pensiero, intuito, abitudine e, appunto, consapevolezza. Questo tizio ha una mente che lavora su mille livelli contemporaneamente. Chapeau.

Avatar di Paolo Dalprato

Nel tuo articolo riporti una cosa che mi ha colpito, quando dici che Anderson ha voluto fare quel lavoro da fotogionalista e non da fotografo di celebrities, insomma a priori non ha voluto fare un lavoro alla Annie Leibovitz.

Mi colpisce anche come questi che si sentono il potere personificato abbiano accettato di essere ripresi nei modi che le foto raccontano, quando un Rubio si fa fotografare pendente verso una lampada non gli viene qualche dubbio? E le donne con quei primissimi piani? Poi immagino che dopo gli scatti ci sia stato prima un lavoro di selezione suo e poi di revisione del committente, possibile che non si siano resi conto di come erano stati raccontati?

Avatar di Cristiano M. Gaston

Sì, e con queste premesse glielo hanno lasciato fare. La mia sensazione è che loro *non* si vedano così, che si vedano belli e forti (e intoccabili) – e che quindi fossero convinti di non aver nulla da temere.

Poi come osservi c'è anche il fatto che le selezione finale l'ha fatta sicuramente l'editor di VF. Sarei molto curioso di vedere quello che una volta era il "contact sheet"... Molto curioso...

Avatar di renato strano

Bell'articolo, grazie Cristiano